La notizia dell'esecuzione del mio coetaneo Vittorio Arrigoni mi ha rovistato le interiora. Una piccola riflessione va fatta, a prescindere; è il minimo che si possa fare, anche se non vale niente.
Vittorio Arrigoni 1975/2011 R.i.P.
venerdì 15 aprile 2011
Stay Human.
giovedì 14 aprile 2011
Il punto della situazione.
Womicons sta prendendo forma. Stiamo cercando di sviluppare il progetto il più velocemente possibile per presentarlo almeno al Crack fumetti dirompenti. Proprio in relazione a questo nostro obiettivo vi chiedo un po' di attenzione e un piccolo sforzo collettivo.
Per prima cosa vorrei discutere con voi le modalità con cui vogliamo rendere operativo il progetto: ovvero come preferireste finanziarlo? E come vorreste condividere e utilizzare le eventuali entrate?
Suggerisco di discuterne, prima che il progetto diventi effettivamente operativo.
Mi piacerebbe che come progetto collettivo venisse finanziato un po' come si finanziano i progetti di kickstarter, che purtroppo per ora funziona solo in territorio USA, o almeno così parrebbe. Facciamo delle previsioni di spesa e poi le mettiamo a finanziamento. Ognuna di noi, donerà quel che può e cercheremo di raggiungere il 100% della cifra per una data x. Chi finanzia il progetto avrà una copia dello stesso appena verrà realizzato.
Stiamo pensando ad alcuni formati stampa che possano essere facili da vendere e anche da leggere. (e ovviamente economici) Cerchiamo vostre proposte, anche foto di idee e progetti che avete già visto e volete proporre, come spunto e ispirazione. Per questo magari apriamo un'apposita pagina chiamata SUGGESTIONI o qualcosa del genere.
Iniziate con il riempire anche di nomi di donne la pagina LISTE, se volete che questa sia un opera davvero collettiva.
Attendo feedback da parte vostra.
<DAJE>
V
Per prima cosa vorrei discutere con voi le modalità con cui vogliamo rendere operativo il progetto: ovvero come preferireste finanziarlo? E come vorreste condividere e utilizzare le eventuali entrate?
Suggerisco di discuterne, prima che il progetto diventi effettivamente operativo.
Mi piacerebbe che come progetto collettivo venisse finanziato un po' come si finanziano i progetti di kickstarter, che purtroppo per ora funziona solo in territorio USA, o almeno così parrebbe. Facciamo delle previsioni di spesa e poi le mettiamo a finanziamento. Ognuna di noi, donerà quel che può e cercheremo di raggiungere il 100% della cifra per una data x. Chi finanzia il progetto avrà una copia dello stesso appena verrà realizzato.
Stiamo pensando ad alcuni formati stampa che possano essere facili da vendere e anche da leggere. (e ovviamente economici) Cerchiamo vostre proposte, anche foto di idee e progetti che avete già visto e volete proporre, come spunto e ispirazione. Per questo magari apriamo un'apposita pagina chiamata SUGGESTIONI o qualcosa del genere.
Iniziate con il riempire anche di nomi di donne la pagina LISTE, se volete che questa sia un opera davvero collettiva.
Attendo feedback da parte vostra.
<DAJE>
V
mercoledì 13 aprile 2011
Ritratti:Donne

L'idea nasce dalla scrittura applicata all'immagine. Fotografie. Le seleziono, a volte le compongo come sequenze di uno stesso racconto, aspetto che mi suggeriscano attraverso la sola visione e inizio da una parola. Così nascono questi ritratti, come brani di una narrazione più ampia, come descrizioni di un momento o una suggestione che da sola basta ad evocare una figura femminile. Questa serie di dieci è piuttosto forte, sono donne a limite, personaggi borderline in una galleria immaginaria senza titoli. Ritratti senza fisionomie. Forse ritratti comportamentali, forse ritratti di un momento, di una sensazione. Ma ne escono donne-tipo. Potrei suggerire qualche elemento d'identificazione, ma forse è più interessante capire come vengono recepiti: quali donne vedete dietro queste suggestioni verbali? Quali donne siamo?
MS
martedì 12 aprile 2011
Se non ora quando - 13 febbraio 2011 - anche nei piccoli centri provinciali
Trattare un tema come quello del rispetto delle diversità e dell'uguaglianza dei diritti in un contesto di provincia, estremamente piccolo e chiuso, è stata una sfida impegnativa e stimolante. Nei miei limiti. l'ho accettata e ho dato un piccolo contributo che vorrei condividere anche con voi.
Se non ora quando- 13 febbraio 2011 - Carosino
Non è facile mettere giù due righe su questioni tanto delicate e complesse, e frequentemente strumentalizzate, come questa. Sono ore che guardo la pagina bianca e penso, e poi mi lascio distrarre dal gatto che grunisce, poi dal rumore di clacson. Poi sospendo del tutto per non perdermi la diretta da piazza Tahrir.
Ma quest'ultima distrazione, se così vogliamo definirla, mi aiuta ancora a riflettere... perché mentre in Italia, un Paese che si dice libero e democratico, si parla di prostituzione in politica e di dignità della persona, in Egitto la popolazione riesce a fare la storia, anche perdendo la vita in nome della libertà e della legalità.
E noi? Noi che stiamo facendo per cambiare la nostra storia? Cosa potremmo fare? Ma, soprattutto, ci riteniamo capaci di cambiare la storia del nostro Paese?
Beh, vi svelo un segreto: che ci crediamo o no, sì, ne siamo capaci. Siamo in grado di farlo.
Viviamo in un momento storico in cui siamo privati di ogni certezza, in cui ci richiudiamo nel nostro individualismo, nella nostra piccola storia, di cui a stento riusciamo a tenere le fila, e tutto quello che sta fuori sembra remoto, alieno, sembra riguardare altre persone.
Invece no!
Riguarda noi.
Anche oggi, questa piccola piazza è una piazza importante e si fa qualcosa di storico per Carosino, perché chi oggi si è messo in gioco e ha deciso di dire la sua non ha fatto altro che percorrere la strada meno semplice, non sta parlando senza riflettere ma usando la propria testa e la propria capacità critica, ha smesso di nascondersi dietro ai luoghi comuni che ci vengono propinati dalla televisione, come “Nessuno le ha costrette. L'hanno voluto loro. La prostituzione esiste da sempre.” oppure ancora “Avete voluto la liberalizzazione sessuale voi femministe, beh questo è il risultato! Cosa pretendete ora?”.
Questa è una semplificazione estrema della realtà: non si può dividere le donne in buone e cattive, non si può dividerle in sante e prostitute, includendo nella prima categoria solo mamma e, forse, moglie/fidanzata e, se proprio la si stima, la sorella, ma solo se sono di quelle che stanno al loro posto e parlano poco.
Beh, vi dico che io non sono né santa né puttana, e soprattutto non ho paura di dire la mia, né di dimostrare che dietro alla faccina carina c'è un bel cervello. Quello che voglio dire, in sintesi, è che non esiste un solo modello che rappresenti la donna. Non esiste solo il modello che ci viene continuamente presentato. Io non sono rappresentata da quel modello: un modello che vede la donna vendere il suo corpo, o esibirlo come sua unica dote, o prestarlo alla vanità di un uomo.
Io non sono rappresentata da questo modello mediatico e spettacolarizzato: non ho le mennone, e non mi scandalizzo per la parola “menne”, mentre mi scandalizzo quando sento dire che gli studenti che protestano vengono dai centri sociali o sono delinquenti (quando la protesta è segno di democrazia e soprattutto di intelligente manifestazione del proprio pensiero in un Paese in cui i media sono di proprietà di un unico gruppo, anzi persona), non ho il culo di Belen o di Ruby e francamente me ne infischio, non ho gli occhi di gatto né i capelli da diva, non sono alta e non sono snella e, soprattutto, non mi interessa affatto, soprattutto nei contesti lavorativi, politici e relazionali.
Quello che mi interessa è che ad accorgersi delle mie capacità non siano solo altre donne (è un caso che io abbia lavorato solo per persone di sesso femminile?), voglio che gli uomini non si spaventino per il mio modo di essere critica, responsabile, precisa e determinata, voglio che non si accontentino di valutare la mia idoneità a qualcosa da come mi vesto, da che corpo ho o dall'accento che colora il mio parlato, voglio che mi si dia ciò che merito senza che mi si dica che per fare certe cose e arrivare a certi livelli di prestigio devo scendere a compromessi o avere “santi in paradiso”.
Mi spiace, ma questo modello di compra-vendita di tutto, come se fossimo merce, non mi rappresenta: non scendo a compromessi e, fortunatamente, quelli che sono i miei santi hanno i piedi per terra come me.
Io non mi arrendo all'idea mercantile dei rapporti umani che ci è stata proposta ripetutamente, come un mantra satinato dallo schermo dello spettacolo. Io non mi arrendo alla cultura del mercato che ha finito per diventare la ratio anche del mondo della politica, deformando i rapporti di potere e mischiandoli col sesso, il sessismo e il machismo.
Io non mi arrendo.
Io voglio poter decidere di mettere al mondo un altro essere vivente senza rischiare il mio lavoro, voglio poter ambire e arrivare a fare il lavoro che valorizzi le mie capacità e non scegliere il primo che riesco a trovare, voglio poter lavorare nella città in cui voglio vivere e non lasciare al mercato del lavoro la decisione su quella che chiamerò casa e sulla distanza che mi dividerà dalle persone che amo.
Voglio permettermi di soddisfare i miei bisogni affettivi e che se ne riconosca l'importanza fondamentale per la felicità di un uomo e di una donna.
Voglio che alla mia cuginetta di quattro anni questa società proponga altri modelli oltre a quelli della velina e della starlette a luci rosse perché lei possa scegliere consapevolmente quando sarà adulta.
Voglio poter parlare con un uomo di politica senza che mi zittisca o annuisca senza ascoltarmi o mi sorrida intenerito per il mio tentativo. Voglio poter parlare di meritocrazia e di legalità nel lavoro e nella politica senza essere etichettata da idealista, voglio potermi dire anti-fascista senza che mi si etichetti come comunista, voglio poter manifestare le mie idee sul sessismo senza che mi si applichi l'etichetta da femminista. Non voglio addosso alcuna etichetta che impoverisca il mio essere al mondo.
Voglio che il mio sesso non incida sul mio stipendio e, ancora prima, sulla scelta tra candidati ad un posto di lavoro o ad un ruolo di responsabilità.
Voglio che la mia identità sia unica e indisponibile e non voglio essere riconsciuta come figlia di, moglie di, madre di.
Voglio che certi uomini smettano di usare il corpo delle donne per loro vanità o per godimento, e parlo anche a quegli uomini che commentano dell'avvenenza o della bruttezza di una donna che fa la giornalista, o il magistrato, o il medico, o il politico, professioni per cui l'aspetto estetico è l'ultimo degli elementi da valutare.
Voglio decidere io da chi farmi toccare le tette e perché.
Voglio il ruolo che merito di ricoprire in questa società e voglio che questa società dia spazio a quei modelli che mi rappresentano di più e che, pur esistendo già, sono sottovalutati e sottorappresentati.
Voglio, e lo urlo, che si smetta di dare un prezzo alle persone e che si ritrovi la capacità critica e di analisi necessaria a riconoscerne non il prezzo ma il valore.
Una donna.
http://singolarecollettivo.blogspot.com/2011_02_01_archive.html
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lunedì 11 aprile 2011
Non mi fido di una cosa che sanguina per una settimana e non muore...
Vagine e altre facezie.
volevo segnalarvi questo link, passatomi da leticia, davvero carino. Non vi siete innamorate anche voi delle voraci vagine puntaspilli? Ilike.
V
volevo segnalarvi questo link, passatomi da leticia, davvero carino. Non vi siete innamorate anche voi delle voraci vagine puntaspilli? Ilike.
V
News!
Oggi è lunedì e si ricomincia a parlare e a teorizzare la conquista del mondo. Mi piacerebbe potervi coinvolgere di più e proprio per questo sto affinando il mio carisma, in modo che tutte voi vi sentiate coinvolte in questo progetto e siate abbastanza sprovvedute, come me, per scrivere anche un po' di cazzate su questo blog.
Vi chiedo inoltre di segnalare sia il blog che PLAY alle vostre amiche di sana e robusta costituzione, perché purtroppo per ora siamo pochine (ma buone) e abbiamo bisogno di nuova verve, di nuovi posts, di nuove notizie, di nuove collaborazioni.
Voglio essere chiara, non è che questo blog serva solo per pubblicare i discorsi su WOMICONS, può diventare comunque un tramite per comunicare altri progetti, i vostri o di terze/i che apprezzate, che vi sono piaciuti, che vi fanno schifo, che ci fanno discutere.
Fateci apprezzare anche a noi.
(perché la vita online è più di un post su fb).
Kiss
V
Vi chiedo inoltre di segnalare sia il blog che PLAY alle vostre amiche di sana e robusta costituzione, perché purtroppo per ora siamo pochine (ma buone) e abbiamo bisogno di nuova verve, di nuovi posts, di nuove notizie, di nuove collaborazioni.
Voglio essere chiara, non è che questo blog serva solo per pubblicare i discorsi su WOMICONS, può diventare comunque un tramite per comunicare altri progetti, i vostri o di terze/i che apprezzate, che vi sono piaciuti, che vi fanno schifo, che ci fanno discutere.
Fateci apprezzare anche a noi.
(perché la vita online è più di un post su fb).
Kiss
V
mercoledì 6 aprile 2011
Cos'è WOMICONS?
Eccoci al dunque, il progetto WOMICONS non è altro che un tentativo di creare un immaginario "mitico" femminile. Qualcosa che si affianchi ai numerosi personaggi che ci hanno affiancato nella costruzione della nostra idea del mondo, che essi siano "politici" o "popolari o artistici.Non vogliamo sostituire i Che Guevara, gli Warhol o i Cobain, vogliamo solo aggiungere soggetti di pari dignità e di genere differente.
Per fare questo abbiamo pensato a una raccolta di vite, un'agiografia laica che, ironicamente, potrebbe sostituire un giorno le icone del tempo che fu.
Per fare questo abbiamo pensato a una raccolta di vite, un'agiografia laica che, ironicamente, potrebbe sostituire un giorno le icone del tempo che fu.
Cerchiamo quindi Graphic designer, illustratrici e scrittrici per collaborare. Ah dimenticavo, non abbiamo un euro. Ma speriamo di rifarci.
Perché non si vive di soli miti.
lunedì 7 marzo 2011
Cazzeggio.
Ieri mi sono divertita a declinare i vari colori delle nostre vagine. Ho aggiunto anche il più plurale dei colori il verde delle extraterrestri. Sto pensando che comunque queste potrebbero essere le nuove spillette da vendere, per un prossimo futuro, anche in concomitanza con womicons. Spero che siate tutte cariche eh?
Come sapete, l'esperimento delle spillette PLAY! è momentaneamente sospeso, causa una mia memorabile svista. Sono giacenti a Merano a casa di una delle nostre amichette, Silke. Provvederò io stessa a recuperarle a metà di aprile, quando anche lei si sposterà verso sud.
Ho comunque contattato La nostra spillettatrice, per farmene produrre di altre, speriamo per una data non troppo vaga, non troppo lontana. La povertà è l'unico impedimento a qualsiasi dei nostri desideri. Dobbiamo trovare un modo per autofinanziarci, soprattutto in vista del womicons.
V vi saluta.
Come sapete, l'esperimento delle spillette PLAY! è momentaneamente sospeso, causa una mia memorabile svista. Sono giacenti a Merano a casa di una delle nostre amichette, Silke. Provvederò io stessa a recuperarle a metà di aprile, quando anche lei si sposterà verso sud.
Ho comunque contattato La nostra spillettatrice, per farmene produrre di altre, speriamo per una data non troppo vaga, non troppo lontana. La povertà è l'unico impedimento a qualsiasi dei nostri desideri. Dobbiamo trovare un modo per autofinanziarci, soprattutto in vista del womicons.
V vi saluta.
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